February 19, 2007

e pensate che cattelan viene pagato miliardi per mettere a soqquadro stanze.

tsuji denti e topi

TOKYO - Importante passo avanti nello studio sull’uso delle cellule staminali. Un dente ‘nuovo’ di topo, un incisivo, è stato ottenuto da queste ‘cellule primitive non specializzate’. Poi è stato impiantato nella bocca di un roditore ed è risultato perfettamente uguale a quelli normalmente cresciuti nell’animale.

Lo ha annunciato sulla rivista "Nature Methods", il dottor Takashi Tsuji dell’Università di Tokyo, il quale, con lo stesso metodo, ha anche riprodotto, a partire dalle stesse staminali, un follicolo che poi ha dato vita ad un baffo del topo, dimostrando che il metodo è virtualmente applicabile alla bioingegneria di molti altri organi.

Il dente è stato realizzato in provetta con un procedimento di coltura in tre dimensioni, a partire da due soli tipi di cellule staminali, una cellula mesenchimale e una epiteliale, prese dalla gemma dentale di un dente incisivo in embrioni di topolino. Prima, i due tipi cellulari sono stati separatamente coltivati in laboratorio moltiplicandone il numero, poi gli scienziati nipponici hanno unito insieme i due gruppi di cellule con una goccia della ‘colla’ naturale del nostro corpo, il collagene.

Insieme, le cellule hanno formato con un’efficienza praticamente del 100% un dente che poi, ancora in fase di crescita, è stato trapiantato nella bocca di un topolino al posto di un suo dente precedentemente estratto. Il dente bio-ingegnerizzato in provetta ha correttamente terminato il suo sviluppo nella bocca del topolino e, una volta cresciuto, si è mostrato in tutto identico a quelli naturalmente nati.

"Il nostro metodo è facilmente riproducibile e con un’efficienza del 100 per cento che non trova paragoni con altre procedure di bioingegneria - ha sostenuto Tsuji - La manipolazione di singole cellule è indispensabile per arrivare in un prossimo futuro alla realizzazione di organi di ricambio per la medicina rigenerativa". Ma ci sono ancora degli ostacoli che ci separano dall’applicabilità di questa tecnica di bioingegneria all’uomo, ha ammesso lo scienziato giapponese.

Infatti, "la gemma dentale si forma nell’embrione e, solo per alcuni denti, nel bambino. Perciò - ha spiegato il ricercatore - il nostro sistema per ora non è praticabile nella medicina rigenerativa dei denti. Per renderlo concretamente applicabile, ossia senza far ricorso a cellule embrionali, - ha sottolineato Tsuji - prima di tutto dovremo capire se le cellule mesenchimali ed epiteliali presenti nell’individuo adulto, per esempio staminali adulte pluripotenti come quelle della pelle o di altri tessuti, sono utilizzabili e altrettanto capaci di formare un dente in provetta".

Di recente, ha inoltre rivelato Tsuji, "noi ed altri ricercatori abbiamo riportato l’esistenza di linee cellulari epiteliali orali nel topo adulto, capaci di differenziarsi nella componente epiteliale del dente, formando gli ameloblasti, ovvero lo strato di cellule produttrici di smalto nel processo di formazione del dente". Questi risultati, ha concluso lo scienziato giapponese, "suggeriscono che anche nell’individuo umano adulto esistono cellule per l’applicazione di questa tecnica all’uomo e al momento stiamo cercando di identificarle". 

tsuji denti e topi

TOKYO - Importante passo avanti nello studio sull’uso delle cellule staminali. Un dente ‘nuovo’ di topo, un incisivo, è stato ottenuto da queste ‘cellule primitive non specializzate’. Poi è stato impiantato nella bocca di un roditore ed è risultato perfettamente uguale a quelli normalmente cresciuti nell’animale. Lo ha annunciato sulla rivista "Nature Methods", il dottor Takashi Tsuji dell’Università di Tokyo, il quale, con lo stesso metodo, ha anche riprodotto, a partire dalle stesse staminali, un follicolo che poi ha dato vita ad un baffo del topo, dimostrando che il metodo è virtualmente applicabile alla bioingegneria di molti altri organi. Il dente è stato realizzato in provetta con un procedimento di coltura in tre dimensioni, a partire da due soli tipi di cellule staminali, una cellula mesenchimale e una epiteliale, prese dalla gemma dentale di un dente incisivo in embrioni di topolino. Prima, i due tipi cellulari sono stati separatamente coltivati in laboratorio moltiplicandone il numero, poi gli scienziati nipponici hanno unito insieme i due gruppi di cellule con una goccia della ‘colla’ naturale del nostro corpo, il collagene. Insieme, le cellule hanno formato con un’efficienza praticamente del 100% un dente che poi, ancora in fase di crescita, è stato trapiantato nella bocca di un topolino al posto di un suo dente precedentemente estratto. Il dente bio-ingegnerizzato in provetta ha correttamente terminato il suo sviluppo nella bocca del topolino e, una volta cresciuto, si è mostrato in tutto identico a quelli naturalmente nati. "Il nostro metodo è facilmente riproducibile e con un’efficienza del 100 per cento che non trova paragoni con altre procedure di bioingegneria - ha sostenuto Tsuji - La manipolazione di singole cellule è indispensabile per arrivare in un prossimo futuro alla realizzazione di organi di ricambio per la medicina rigenerativa". Ma ci sono ancora degli ostacoli che ci separano dall’applicabilità di questa tecnica di bioingegneria all’uomo, ha ammesso lo scienziato giapponese. Infatti, "la gemma dentale si forma nell’embrione e, solo per alcuni denti, nel bambino. Perciò - ha spiegato il ricercatore - il nostro sistema per ora non è praticabile nella medicina rigenerativa dei denti. Per renderlo concretamente applicabile, ossia senza far ricorso a cellule embrionali, - ha sottolineato Tsuji - prima di tutto dovremo capire se le cellule mesenchimali ed epiteliali presenti nell’individuo adulto, per esempio staminali adulte pluripotenti come quelle della pelle o di altri tessuti, sono utilizzabili e altrettanto capaci di formare un dente in provetta". Di recente, ha inoltre rivelato Tsuji, "noi ed altri ricercatori abbiamo riportato l’esistenza di linee cellulari epiteliali orali nel topo adulto, capaci di differenziarsi nella componente epiteliale del dente, formando gli ameloblasti, ovvero lo strato di cellule produttrici di smalto nel processo di formazione del dente". Questi risultati, ha concluso lo scienziato giapponese, "suggeriscono che anche nell’individuo umano adulto esistono cellule per l’applicazione di questa tecnica all’uomo e al momento stiamo cercando di identificarle".

70mila

February 16, 2007

n prima fila alla manifestazione di sabato contro il raddoppio della base Usa di Vicenza ci saranno donne e bambini. Attese almeno 70mila persone. Due spezzoni dle corteo: da una parte partiti e sindacati, dall’altro disobbedienti e centri sociali. Gli organizzatori:«La città sarà invasa pacificamente e rumorosamente da migliaia di donne e uomini». Ma le polemiche continuano. Alla manifestazione non parteciperano esponenti del governo. Bertinotti ai manifestanti: «Critiche sì, anche radicali, ma violenza mai».  

sinistri

Repubblica di oggi, pagina 4: “Oggi come ai tempi di Guido Rossa…” Parla Sabina la figlia del sindacalista… Sabina Rossa è stata eletta al Senato con i DS. Oh, io mi sono roto i coglioni di leggere che i nostri parlamentari sono figli, sorelle, madri, vedove di qualcuno. La politica fatta col sangue dei congiunti. L’elezione regalata per lenire il dolore. Mi sono rotto i coglioni di Fitto che diventa governatore in Puglia perchè il padre morì in incidente stradale. Di mamma giuliani. di sorella borsellino. Di quest’altra che leggo adesso (sabina). Soprattutto perchè dalla sinistra mi aspetta maggiore pulizia morale. Eccheccazzo. Vaffanculo, lavorare no? Ho un padre anziano, se lo butto dal terrazzo mi danno un posto di commesso a palazzo Madama? Le due arance mi sono andate di traverso… Sinistri, ma non dovremmo incazzarci su questo?

kyoto

desioni in tutta Italia alla campagna "M’illumino di meno" a favore del risparmio energetico
Contro i cambiamenti climatici, black out anche al Colosseo e al Duomo di Milano

Stasera luci spente al Colosseo

ROMA - Compie oggi appena due anni e per festeggiare non soffierà sulle candeline ma spegnerà più luci possibili. Come tutti i neonati è smanioso di crescere, ma non sarà facile non potendo contare sull’aiuto di uno dei suoi genitori, che lo ha disconosciuto. Stiamo parlando del Protocollo di Kyoto, che esattamente due anni fa è entrato in vigore fissando per tutti i paesi industrializzati che lo hanno sottoscritto le tabelle di una dieta dimagrante in grado di ridurre la quantità di gas serra emessi nell’aria e frenare la corsa al riscaldamento del pianeta.

Un risultato allo stesso tempo eccezionale e velleitario. Eccezionale perché per la prima volta la comunità internazionale ha preso atto della gravità dei cambiamenti climatici e ha deciso volontariamente di imporsi delle regole per cercare di contrastarli. Velleitario perché la terapia scelta, soprattutto alla luce delle ultime analisi, è un po’ come cercare di curare un malato di cancro con l’aspirina.

I tagli previsti dai paesi che hanno sottoscritto il Protocollo, soprattutto quelli delle micidiali emissioni di anidride carbonica, sono infatti mediamente inferiori al 10 per cento mentre oggi si calcola che bisognerebbe arrivare nel giro di qualche decennio ad almeno un -50%. E velleitario, inoltre, perché la più grande potenza inquinante, gli Stati Uniti, dopo aver promosso il trattato, lo hanno disconosciuto, rimanendone fuori, legittimando a fare altrettanto Cina e India, i paesi destinati a sottrarle presto il triste primato.

Cambiare questo stato di cose, innestare la retromarcia dell’inquinamento, coinvolgendo sia Washington che le grandi potenze economiche emergenti, è diventata però un emergenza non rinviabile. Per questo festeggiare oggi Kyoto significa soprattutto chiedere alla comunità internazionale di farlo diventare grande. Ma nel caso della lotta ai cambiamenti climatici crescere significa diminuire, tagliare i consumi energetici responsabili delle emissioni di gas serra.

Così stasera, aderendo all’iniziativa "M’illumino di meno" lanciata dalla trasmissione di Raidue Caterpillar, dal Parlamento al Quirinale, dall’Agenzia delle Entrate alle biblioteche di Roma, dalle metropoli ai piccoli comuni, in tanto spegneranno le luci per salutare i due anni del Protocollo e chiedere al mondo di farlo crescere, regalandogli spalle larghe, gambe solide e un futuro che vada oltre l’attuale scadenza del 2012.

Molte città hanno deciso di lasciare al buio per un’ora i principali monumenti, come il Colosseo a Roma, il Duomo a Milano, l’Arena a Verona, la Mole Antonelliana a Torino, Palazzo Vecchio a Firenze, il Maschio Angioino a Napoli, la Valle dei Templi ad Agrigento. Ma non mancano iniziative più "simboliche": dalle cene a luci di candela organizzate dagli agriturismi di Terranostra, agli stand gastronomici della Coldiretti, promossi per invitare a mangiare prodotti made in Italy, che riducono l’impatto energetico dei trasporti.

I Verdi distribuiranno lampadine a basso consumo energetico mentre il Wwf ha invitato tutti, a partire dai dipendenti dei suoi uffici, ad evitare l’ascensore e a fare le scale a piedi. Non mancheranno anche manifestazioni più "coreografiche", come lo striscione che Legambiente srotolerà sulla scalinata del Campidoglio con la scritta "Fermiamo la febbre del Pianeta".

"Si tratta di una sana azione di limitazione del superfluo - ha detto il ministro dell’ambiente Alfonso Pecoraro Scanio alla presentazione della campagna - azione che ha anche risvolti concreti perché avremo i dati del risparmio. Basti pensare che nella passata edizione solo spegnendo le luci non indispensabili si è risparmiato quanto l’intero consumo energetico della regione Umbria".

La comunità internazionale, ha detto il commissario ue all’Ambiente Stavros Dimas, "deve muoversi con urgenza e avviare negoziati per approvare un nuovo accordo di portata mondiale, esauriente e rigoroso, che possa succedere al protocollo di Kyoto". La partecipazione degli Stati Uniti e di tutti i principali paesi responsabili delle emissioni, ha aggiunto, "è un elemento determinante, i cambiamenti climatici rappresentano una gravissima minaccia su scala mondiale". 

febbraio

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